1kg : 16 euro
2kg : 31 euro
3kg : 46 euro

Aparago Violetto d' Albenga

L’asparago violetto di Albenga, è una varietà particolarmente pregiata dell’Asparagus officinalis.
La sua origine si deve ad una probabile ibridazione tra le due specie spontanee A. scaber e A. officinalis nel XVII secolo, ed ad una selezione attenta e meticolosa da parte degli agricoltori albenganesi, che eliminarono le caratteristiche meno nobili come il gusto amaro e il diametro piccolo dei turioni, esaltando invece il colore viola intenso, il gusto delicato, la grande dimensione dei turioni e il numero tetraploide dei cromosomi.
Proprio a causa di questa selezione fatta singolarmente dalle diverse famiglie di asparagicoltori, erano numerosissime le tipologie di asparago violetto che venivano coltivate ad Albenga, che si differenziavano per dimensione dei turioni e per intensità di colore. Purtroppo l’abbandono della produzione a fatto si che ormai solo poche famiglie mantengono viva la tradizione di selezionare i propri asparagi e per ciò molte tipologie sono andate irrimediabilmente perse.
Oltre che per la sua caratteristica tetraploide l’asparago violetto come abbiamo già detto si caratterizza per i turioni viola intenso, il calibro elevato, lo scarsissimo contenuto di fibra, il gusto leggermente dolce e delicato, apice molto chiuso, bratte grandi, particolarmente aderenti, periodo di raccolta relativamente tardiva.

asparago

Bibliografia: Quattro d’Albenga.
Notizie, tradizioni, pregi, sapori e valori di quattro prodotti orticoli della provincia di Savona, legati al nome della antica città di Albenga, CoopIntesa, 2004

Ma è soprattutto in tavola che questa varietà porta doti esclusive. È morbida e burrosa (non ha la fibrosità dei suoi colleghi), delicata e tendenzialmente più dolce al gusto, meno aggressiva all’olfatto.
Grazie alle sue qualità organolettiche il Violetto d’Albenga, in cucina, è particolarmente adatto per accompagnare cibi molto fini, come i pesci e le carni bianche, oppure per entrare da protagonista in salse raffinate.
I risultati migliori si ottengono comunque cuocendo (poco) gli asparagi ben freschi (con le punte ben unite e dure), a qualche ora dalla raccolta.
Ma attenzione: sono tutte qualità legate esclusivamente al benevolo microclima ed al particolare terreno sabbioso della piana di Albenga: luogo di elezione dell’asparago violetto.

Molti agricoltori stranieri, infatti, hanno tentato di coltivarlo nelle Americhe, in Australia e in Nuova Zelanda, ma finora con scarsi risultati. Purtroppo, la resa bassa dell’asparago viola, il periodo di maturazione tardivo e la tecnica di coltivazione esclusivamente manuale e all’impossibilità di alternare l’asparago ad altre colture, ha causato una drastica riduzione della superficie coltivata (oggi appena quattro ettari) e il confinamento del violetto di Albenga al consumo locale.
Secondo i dati Varpam, nel 1975, il Violetto d’Albenga rappresentava l’11,5 per cento della produzione italiana (di427 mila quintali) mentre solo 13 anni dopo scendeva all’1,1 per cento (la produzione totale era di 207 mila quintali).